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:: index :: Anno XII n.2
L’INTERVISTA
La SSk è come un sismografo per la comunità slovenaDamijan Paulin primo segretario della Slovenska skupnost goriziana, fondata 35 anni faA metà febbraio di trentacinque anni fa si è costituita a Gorizia l''assemblea preparatoria per la convocazione del congresso provinciale del partito Slovenska skupnost — Unione slovena, che ebbe luogo il 1° marzo dello stesso anno. Così anche nel Goriziano nacque un partito di raccolta che prendeva il posto della Slovenska demokratska zveza - Unione democratica slovena. Con il dr. Damjan Paulin, che il 13 marzo durante la prima riunione del consiglio della Slovenska skupnost - SSk fu eletto segretario, abbiamo parlato degli inizi della nuova formazione politica.
Lei è stato il primo a guidare a Gorizia il partito Slovenska skupnost come segretario provinciale. Come si è arrivati alla sua formazione? Quando è successo? Chi sono stati i primi ideatori? Dove vi radunavate? Quando e dove avete deciso l''istituzione di questo partito?
«Nel febbraio del 1947, gli alleati firmarono l''accordo di pace con il quale segnarono il destino di noi Sloveni del Litorale che siamo rimasti nei confini italiani. Un mese prima, a Gorizia, era stata istituita la Slovenska demokratska zveza — Sdz che raccoglieva gli sloveni in disaccordo con l''assetto comunista nella Jugoslavia postbellica e si schierarono con decisione a favore di un sistema sociale democratico e pluralista. Furono due le componenti che formarono la Sdz: la Slovenska katoliška skupnost — Unione cattolica slovena (Sks) e la Slovenska demokratska skupnost - Unione democratica slovena (Sds). I meriti maggiori per l''istituzione della Sdz furono del dr. Anton Kacin, del dr. Avgust Sfiligoj, e ancora di Slavko Uršič, Polde Kemperle e Ivan Krpan. Erano tempi difficili. L’adesione ad un partito politico sloveno indipendente potevano darla solo persone coraggiose e decise. Il regime comunista in Jugoslavia sosteneva incondizionatamente solo gli sloveni che in Italia si erano schierati prima dalla parte della sinistra slovena e in seguito dei partiti di sinistra italiani. Alcuni pagarono coraggiosamente con la vita il loro impegno per la democrazia. In tutti gli anni del dopoguerra la Sdz attuò una politica per una presenza autonoma degli sloveni e scelse come simbolo il rametto di tiglio con il quale si presentò alle elezioni eleggendo i suoi rappresentanti nel consiglio comunale a Gorizia, a Doberdò, a Savogna e a San Floriano; elesse un rappresentante anche nel consiglio provinciale di Gorizia.
Nel 1975 si arrivò all''istituzione del partito Slovenska skupnost. Uno dei due componenti della Sdz, ovvero lo Slovensko ljudsko gibanje - Movimento popolare sloveno (Slg), come si era ribattezza la Slovenska demokratska skupnost - Partito cattolico sloveno di cui sopra, decise di uscire da questa coalizione. Le cause di questa decisione non furono politiche, ma di natura generazionale e organizzativa. Nel Movimento popolare sloveno c''erano molti giovani che volevano dare al partito una struttura organizzativa più robusta e volevano diffondere capillarmente la sua base in tutta la provincia. La Sdz era limitata nella sua struttura organizzativa ed era troppo poco incisiva sul territorio. Nel Partito democratico sloveno che in pratica era guidato dal dr. Avgust Sfiligoj e dal prof. Slavko Bratina, i giovani si opposero e ostacolarono in ogni modo tutte le modifiche all''interno della Sdz. Così si arrivò a contrasti interni e alla scissione. Il Partito popolare sloveno uscì dalla Sdz, che smise così di esistere. I giovani presero in mano la leadership e istituirono un nuovo soggetto politico: il partito della Slovenska skupnost — Unione slovena. A questo traguardo si giunse durante un''assemblea, cui parteciparono molte persone di comune sentire, che si tenne il 15 febbraio 1975 negli spazi del Katoliški dom a Gorizia. Era presente quasi un centinaio di simpatizzanti del nuovo partito. Durante l’incontro i presenti approvarono la proposta dei promotori di convocare l''assemblea generale del partito Slovenska skupnost il primo marzo 1975 presso il Katoliški dom. Elessero anche il comitato preparatorio composto da nove persone che avrebbe guidato nel frattempo l''attività politica e avrebbe preparato l''assemblea generale. Con l''assemblea generale la Sdz si riformò ufficialmente e prese il nome di Slovenska skupnost. La seduta confermò l''orientamento di base del nuovo partito politico dei democratici sloveni di Gorizia che riuniva gli sloveni con una forte coscienza nazionale e che si battevano per conservare e consolidare la vita politica autonoma della nostra comunità, per l''affermazione di una società democratica fondata sul pluralismo delle idee e della politica.
All''assemblea generale, seguì la convocazione di tutti gli organi della nuova Ssk, previsti dallo statuto. Innanzi tutto, il 13 marzo 1975 si tenne il consiglio provinciale della SSk che elesse il presidente, il vicepresidente e i membri del direttivo. Il primo presidente della SSk fu il dr. Andrej Bratuž, vicepresidente il prof. Rado Bednarik. Nella segreteria c''erano il segretario dr. Damjan Paulin, il sottosegretario Marjan Terpin, il tesoriere Stanislav Klanjšček e i consiglieri Marija Ferletič per gli enti locali, il dr. Karel Brešan per l''organizzazione, Emil Valentinčič per la propaganda e la stampa, il dr. Vladimir Šturm per i giovani, la scuola e la cultura e Roman Di Battista per gli affari sociali ed economici. I giovani collaborarono attivamente alla riorganizzazione del partito, come risulta anche dalla lettera dell''Associazione accademica cattolica slovena indirizzata al consiglio provinciale del partito».
Dopo quella provinciale si arrivò all''istituzione della segreteria regionale. Dove, quando e come è successo?
«La costituzione della SSk a Gorizia ha contribuito significativamente alla creazione della SSk regionale che, il 24 maggio, ebbe il suo primo congresso provinciale a Duino. Con questo congresso si arrivò ad un''unica organizzazione politica slovena indipendente in Friuli - Venezia Giulia che si inserì attivamente nella realtà politica regionale. La necessità di un partito regionale si manifestò soprattutto dopo l''istituzione della Regione autonoma stessa che divenne a statuto speciale proprio grazie alla presenza della comunità nazionale slovena. La regione ricevette dallo Stato molte competenze in diversi ambiti, anche per quanto riguarda la minoranza slovena. Le prime elezioni regionali furono nel 1964. Nel giugno del 1978, dopo l''istituzione della SSk regionale, il partito si presentò alle elezioni regionali con il simbolo del rametto di tiglio e confermò l''elezione di un suo rappresentante nel consiglio regionale. Lo stesso anno elesse anche un rappresentante nel consiglio provinciale di Gorizia».
Perché avete deciso di fondare un partito basato sull''etnia?
«La decisione di fondare un partito basato sull''etnia era già stata presa nel 1947, quando nacque la Sdz. La costituzione della SSk non ha fatto altro che confermare e portare a compimento questo orientamento che era l''unico possibile per gli sloveni democratici in Italia i quali, a differenza della sinistra, erano convinti che solo un’opzione politica autonoma degli sloveni poteva contribuire alla reale affermazione della nostra comunità nazionale».
La linea politica della SSk al momento della sua istituzione si basava «sui principi democratici nel rispetto del pluralismo politico, sulla partecipazione degli sloveni a tutti i livelli e sul rifiuto di tutti gli estremismi». Sono direttive ancora oggi molto attuali...
«Alcuni principi come la democrazia e il pluralismo sono generali e sono riconosciuti universalmente come componenti indispensabili della comunità civile e politica. Questo dà loro il carattere di principi durevoli ed eterni nello spazio e nel tempo. Questi principi mettono in luce la direzione della nostra attività e sono validissimi oggi, come lo erano ieri. Chi fa riferimento a questi principi non può essere estremista».
Come sono stati gli inizi? Che ricordo ha di quel periodo?
«Ogni inizio è legato a qualche difficoltà e incompiutezza. La nascita della SSk è stata caratterizzata da entusiasmi giovanili nella convinzione di essere sulla strada giusta. Abbiamo avuto la conferma di ciò da alcuni rappresentanti più anziani e molto autorevoli della nostra comunità che ci hanno sostenuto e ci hanno dato molto consigli utili».
Già nelle prime settimane la SSK di Gorizia registrò molti interventi e risultati positivi. Era, tuttavia, oggetto di «commenti ironici e critiche irriguardose», scrive il giornale Katoliški glas (20 marzo 1975). Qual era la situazione in quel periodo nella comunità slovena di Gorizia?
«Subito dopo l''istituzione della SSk, nel giugno 1975, a Gorizia, Doberdò, Cormons, Savogna e San Floriano ci furono le elezioni comunali in cui si presentò anche il nuovo partito. I risultati elettorali furono buoni e la SSk confermò il precedente numero di rappresentanti eletti, due consiglieri a Gorizia e il sindaco Stanislav Klanjšček a San Floriano. Ebbe un particolare successo la presenza del partito a Cormons. La SSk costituì in tutti i paesi le sue sezioni per poter coinvolgere nella collaborazione nuovi iscritti. Nell''aprile 1975 si arrivò alla prima assemblea tra i rappresentanti della SSk e il gruppo dei giovani sloveni di Gorizia. L''iniziativa venne data dall’Associazione accademica cattolica slovena (Skad). Un mese più tardi, si arrivò ad una riunione con i giovani ancora più ampia. Questi furono i primi risultati positivi.
Per quanto riguarda le “critiche irriguardose”, esse arrivavano veramente da diverse parti. In primis dalle fila dei rappresentanti della Sds, i quali non volevano prendere atto del fatto che la loro associazione aveva cessato di esistere e loro avevano, di conseguenza, perso il loro ruolo politico. Villani erano anche quegli sloveni che collaboravano con la sinistra italiana, che in essa avevano già un ruolo e non volevano, o non potevano dare un contributo significativo in merito a questioni di fondamentale importanza per la nostra comunità. Anche il quotidiano sloveno non era particolarmente bendisposto nei confronti della neocostituita SSk».
Evidentemente eravate come «fumo agli occhi»... per chi?
«Soprattutto per le persone citate sopra, ma anche per i partiti italiani che erano contrari a che la SSk collaborasse nell''amministrazione comunale di Gorizia. In quel periodo avevano un ruolo importante i numerosi eletti dalle fila degli esuli istriani che non erano molto bendisposti nei nostri confronti. E di questi ce n''erano molti nella Democrazia cristiana e nel Partito socialista».
Secondo lei il partito ha oggi lo stesso ruolo che aveva all''inizio?
Penso che non sia cambiato molto. I principi di base che portarono alla nascita della SSk sono ancora oggi validi. È mutato il contesto politico, sono nati nuovi partiti, ma la SSk è rimasta fortemente ancorata al nostro territorio sloveno e al nostro tempo. I problemi fondamentali di cui si occupa il nostro partito, la legge di tutela, l’affermazione della lingua slovena, il nostro sistema scolastico, l''espropriazione del territorio sloveno, sono ancora irrisolti e per la loro soluzione sarà necessario investire ancora molte energie».
Come vede il futuro del partito?
«Qualche anno fa qualcuno disse che la SSk è come un sismografo per la comunità nazionale slovena. Questa riflessione è del tutto esatta, poiché la SSk è molto sensibile a tutti i problemi della nostra comunità e reagisce sempre adeguatamente, a tempo debito e con energia a tutte le sfide, davanti alle quali si trova la nostra comunità. Il futuro non potrà far altro che confermare questo ruolo del partito in cui si riconosceranno sempre più appartenenti della comunità slovena. Nelle regioni italiane settentrionali, ci sono partiti etnici molto forti, nel Sud Tirolo e in Val d''Aosta la situazione delle comunità minoritarie è regolata e vengono riconosciuti la tutela linguistica e altri diritti. Se vogliamo migliorare anche nella nostra regione il livello della tutela, dobbiamo rafforzare il partito etnico».
Quanti contestano il fondamento etnico del partito, sostengono che sarebbe molto più importante se gli appartenenti alla minoranza slovena entrassero a far parte dei partiti politici italiani. Cosa ne pensa?
«Gli esempi del Sud Tirolo e della Val d''Aosta dimostrano il contrario. Per i partiti politici italiani, i problemi della minoranza sono sempre in secondo piano e continuano a dare la precedenza ad altre questioni. Le nostre richieste, nelle migliori delle ipotesi, rimangono all''ordine del giorno e raramente si prende, a loro riguardo, una decisione positiva. Entrare a far parte dei partiti italiani significherebbe perdere la possibilità di un contributo concreto per la risoluzione dei nostri numerosi problemi irrisolti».
Danijel Devetak Jurij Paljk (Novi glas, 11. 2. 2010) |
Slov.it: Quindicinale di informazione. Direttore Responsabile: Giorgio Banchig
Editrice: Most società cooperativa a.r.l. - Direzione, redazione, amministrazione: Borgo San Domenico, n.78 Cividale del Friuli (UD)
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