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:: index :: Anno XI n 12
MINORANZE
L’attenzione è rivolta a LussemburgoIl presidente Barroso ha presentato la nuova Commissione europeaSi è concluso il periodo di tensioni, rinvii e delusioni durato otto anni. Martedì, 1° dicembre, ha preso il via il trattato di Lisbona e il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, ha annunciato i nomi e le competenze dei suoi 26 commissari.
Questi, se saranno confermati dal parlamento europeo, svolgeranno il potere esecutivo dell’Unione europea per i prossimi cinque anni. Per le minoranze nell’Unione europea che, secondo i dati ufficiali dell’Ue contano circa 45 milioni di persone in 27 stati membri, questo lungo processo ha generato una grande speranza ed anche una grande delusione. Per molte minoranze l’Unione europea rappresenta, infatti, l’occasione e la prospettiva in relazione con gli stretti confini degli stati, in cui vivono. Così per esempio l’istituzione principale delle minoranze in Europa, la Fuen (Federal Union of European Nationalities), in tutto questo periodo si è battuta per conseguire il riconoscimento della tutela delle minoranze esigendo che l’Unione europea assuma la responsabilità del sostegno alle minoranze autoctone. L’articolo 2 del nuovo trattato europeo contiene una chiara affermazione: «L’Unione si basa sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, del rispetto del diritto e dei diritti umani, inclusi i diritti degli appartenenti alle minoranze (…)». A questo proposito è molto importante pure l’articolo 3 (gli obiettivi dell’Unione europea), che al 3° capoverso specifica che «saranno rispettate le ricche diversità culturali e linguistiche e garantiti la conservazione ed il potenziamento delle tradizioni culturali europee». Tuttora non è chiaro, dal punto di vista giuridico e pratico, quale influenza avranno le norme del trattato di Lisbona sulle minoranze nell’Unione europea. Prima di dare uno sguardo alla nuova Commissione europea, che avrà il compito di attuare il nuovo trattato, dobbiamo fare un passo indietro. Nella Commissione europea Barroso I (2004-2009) le questioni che riguardavano le minoranze europee erano state messe da parte con la motivazione che la Commissione non ha competenze in merito, in quanto si tratta di temi che rientrano nella sfera esclusiva degli stati membri. Ma in materia di lingue regionali e minoritarie esistevano comunque delle opportunità. Per questo motivo le minoranze avevano salutato con entusiasmo la nomina di Leonard Orban a commissario per il plurilinguismo, in quanto le sue competenze comprendevano anche le lingue minoritarie. Orban, originario dalla Romania, durante il proprio mandato non ha fatto nulla di importante. Ben presto si è dimostrato che la sua delega è stata solamente un pretesto di Barroso di riservare ad ogni Stato un commissario. Così il commissario per il plurilinguismo ha coperto un brevissimo intervallo: questa delega, infatti, rientrerà nel dicastero della formazione, cultura, plurilinguismo e giovani, che sarà guidato dalla commissaria Androulla Vassiliou di Cipro. Sarebbe prematuro parlare di un indebolimento dello status delle lingue minoritarie soltanto perché il settore ha perso l’anemico commissariato per il plurilinguismo. Adesso è il tempo per una riflessione sulla questione e forse anche per un ritorno alle posizioni del Parlamento europeo. Il modo più efficace per trattare questa problematica sarebbe il ritorno alla politica linguistica dell’Unione Europea riportata nella relazione di Ebner, parlamentare europeo dell’Alto Adige; la relazione dovrebbe essere tirata fuori dai cassetti e si dovrebbero attuare i suoi contenuti. La relazione, tra l’altro, riporta la proposta per l’istituzione dell’Agenzia europea per le diversità linguistiche ed il loro insegnamento e per l’apertura dell’apposito capitolo di spesa. La relazione è stata approvata già nel 2003 con la maggioranza dei due terzi di voti favorevoli. Eppure la Commissione europea ha voluto qualcos’altro, ma fin’ora non è stata capace di mettere in atto i propri propositi. Ora è l’occasione per riparare questo errore. Il futuro delle minoranze europee dipende ora soprattutto da Lussemburgo. Barroso ha suddiviso l’attuale immenso settore agli affari interni in due parti affidando la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza all’esperta politica Viviane Reding. Nei prossimi anni si vedrà se la Reding si farà valere e se assicurerà alle minoranze autoctone un ruolo adeguato nell''Unione europea. Nella peggiore delle ipotesi i problemi delle minoranze finiranno là dove sono stati relegati nelle trattative per definire le competenze della nuova Agenzia europea per i diritti fondamentali delle minoranze, con l''esclusione dei Rom. Sarebbe opportuno che Viviane Reding si consultasse con i rappresentanti delle organizzazioni non governative e con i parlamentari europei sulla politica dell''Unione europea riguardo alla tutela europea e al sostegno alle minoranze. Sarà interessante vedere come si svolgeranno le audizioni dei nuovi commissari nel Parlamento europeo in programma per i primi di gennaio, quando il Parlamento dovrà esprimere il proprio voto sulla Commissione di Barroso. Possiamo aspettarci che almeno i membri del gruppo di lavoro per le minoranze formulino alle commissarie Androulli Vassiliou e Viviane Reding opportune domande relative a questi temi. Proprio questo gruppo, nella precedente legislatura, sotto la presidenza del socialista ungherese Casab Tabajdi, ha svolto un eccezionale lavoro elevando notevolmente il proprio profilo. Tabajdi, assieme all''organizzazione Fuen ha formato il Forum del dialogo, una specie di ampio tavolo tra le minoranze ed il Parlamento europeo. Anche la nuova presidente del gruppo di lavoro per le minoranze, rappresentante del partito popolare europeo, Kinga Gal, viene dall''Ungheria. La parlamentare, che ha la reputazione di essere pragmatica, ha dimostrato la propria combattività a favore delle minoranze già ai tempi della formulazione del documento sulle competenze dell''Agenzia europea per i diritti fondamentali. Ma anche alcuni altri parlamentari, l''altoatesino Herbert Dorfmann (Partito popolare europeo), il finlandese di lingua svedese Carl Haglund e Ulrike Roust della Schleswig Holstein (entrambi appartengono al gruppo dei socialdemocratici) hanno preannunciato il proprio impegno sulle questioni delle minoranze che avranno occasione di confermare nelle audizioni dei candidati commissari. L''Unione europea ha quindi l''occasione di fare qualcosa di importante per le minoranze europee. Vedremo se questo effettivamente avverrà. Jan Diedrichsen (Primorski dnevnik, 6. 12. 2009) |
Slov.it: Quindicinale di informazione. Direttore Responsabile: Giorgio Banchig
Editrice: Most società cooperativa a.r.l. - Direzione, redazione, amministrazione: Borgo San Domenico, n.78 Cividale del Friuli (UD)
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