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MINORANZA

Gli sloveni e la tutela

Il terzo Rapporto stilato dal Ministero dell’Interno sulle minoranze linguistiche in Italia

Il ministero dell’Interno ha pubblicato nei giorni scorsi il «III Rapporto dell’Italia sull’attuazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali» in cui viene ampiamente illustrata anche la situazione della minoranza slovena nel Friuli-Venezia Giulia.
La Convenzione è stata adottata a Strasburgo il 1° febbraio 1995 e ratificata dall’Italia il 28 agosto 1997 ed è entrata in vigore il 1° marzo 1998. La sua applicazione viene sottoposta a verifica periodica da parte del Consiglio d’Europa tramite il suo Comitato consultivo di esperti. Ed è su richiesta di quest’ultimo che il nostro Ministero dell’Interno ha compilato il III rapporto. Il primo rapporto era del maggio 1999, in seguito al quale il Consiglio d’Europa aveva adottato una prima Opinione sulla situazione delle minoranze nazionali in Italia e aveva compiuto anche una visita nel nostro Paese.
Il secondo rapporto è del maggio 2005 e vi aveva fatto seguito una visita in Italia (a Roma, Trieste e Udine) nel gennaio del 2005. Ne era seguita una seconda Opinione. Va detto che le Opinioni non hanno valore normativo o prescrittivo, ma hanno tuttavia una grande valenza politica.
Questo Rapporto del Ministero dell’Interno è diviso in tre parti. Una prima di carattere generale riguarda l’attuazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze linguistiche nel nostro ordinamento. Nella seconda parte si procede analiticamente a verificare l’applicazione della Convenzione articolo per articolo, nella terza invece ci sono delle schede, minoranza per minoranza, predisposte dal Ministero sulla base dei dati forniti dalle prefetture delle province in cui sono storicamente insediate le minoranze stesse. Il «dossier» è naturalmente molto ampio e riguarda tutte e le dodici minoranze in Italia, esamina ampiamente la situazione dei Rom e Sinti, in un punto specifico tocca anche la minoranza italiana in Slovenia e Croazia, oggetto, si dice, di particolare attenzione da parte del Ministero degli Esteri italiano. Noi ci soffermiamo su quanto scritto a proposito della minoranza slovena.
Si parte dalla legge di tutela della minoranza slovena adottata dal parlamento italiano nel 2001 (la famosa 38) con un’osservazione interessante. «Scopo della norma è quello di assicurare uniformità nelle misure di tutela di tale minoranza presente nella maggior parte delle province di quella regione, alcune delle quali godevano di un regime di tutela particolare derivante da accordi internazionali stipulati a seguito delle vicende belliche della seconda guerra mondiale.
Queste circostanze, prosegue il rapporto, unitamente alla posizione di vicinanza geografica della comunità di lingua slovena alla patria d’origine, hanno suggerito l’opportunità di emanare una legge specifica in favore di tale minoranza».
Nell’articolo che fa riferimento ai rapporti transfrontalieri, il documento evidenzia che in Italia è in aumento il numero di coloro che chiedono di studiare lo sloveno anche per questioni economiche perché è aumentata l’offerta di lavoro in Slovenia. Aggiunge che le scuole slovene del Friuli-Venezia Giulia sono frequentate per il 20-30% da bambini non sloveni e da immigrati dai paesi della ex Jugoslavia.
Il problema della mancata attuazione della legge di tutela, sollevato dalla seconda Opinione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, è giunto a soluzione, scrive il rapporto. Il Comitato istituzionale paritetico per i problemi della minoranza slovena ha predisposto la tabella che individua i comuni in cui è tradizionalmente presente la minoranza slovena. La delimitazione proposta è stata approvata con decreto del Presidente della Repubblica il 12 settembre 2007. Con tale provvedimento, aggiunge poi il rapporto del Ministero dell’Interno «è stata accertata la presenza della comunità di lingua slovena nelle parti centrali dei comuni di Trieste e Gorizia e nella città di Cividale con l’inserimento di dette aree nelle zone soggette a tutela».
A proposito dell’articolo della Convenzione quadro sul dialogo interculturale, il Rapporto prende in esame la legge regionale di tutela della minoranza linguistica slovena (26/2007) ed in particolare l’articolo 4 in base al quale la Regione promuove iniziative dirette a favorire la collaborazione, la comprensione e la reciproca conoscenza tra la minoranza linguistica slovena, friulana e germanofona e sostiene la realizzazione di progetti comuni.
La legge regionale poi, sottolinea il Rapporto, specifica espressamente che nel territorio, individuato in base alla 38, le disposizioni regionali riguardano anche il resiano e le varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale. E aggiunge: «Si devono quindi considerare superate le osservazioni formulate dal Comitato paritetico che ha segnalato tentativi di non riconoscimento di espressioni linguistiche dialettali tipiche della provincia di Udine». A proposito della legge regionale di tutela degli sloveni, il rapporto considera rilevanti le norme relative all’assetto istituzionale che prevede un Albo regionale di enti ed organizzazioni sloveni, una Commissione regionale consultiva e la Conferenza regionale sulla tutela della minoranza slovena.
In relazione all’articolo 7 della Convenzione quadro che si riferisce all’associazionismo, il Rapporto cita l’Unione culturale economica slovena (Skgz) e la Confederazione delle organizzazioni slovene (Sso) come «organizzazioni riconosciute e rappresentative della comunità nazionale slovena» che raggruppano nel proprio ambito la maggior parte delle organizzazioni slovene «e sono interlocutori delle diverse istituzioni europee, nazionali e locali, in Italia e Slovenia».
Il Rapporto tocca anche la questione religiosa. In alcune parrocchie tutte le parti della liturgia vengono celebrate in lingua slovena, mentre in altre parrocchie la liturgia viene mantenuta solo per i canti tradizionali e le preghiere. In alcune circostanze particolarmente solenni nel Friuli-Venezia Giulia la liturgia viene celebrata nelle quattro lingue presenti in regione: italiano, friulano, sloveno e tedesco.
Un capitolo importante è rappresentato dai programmi televisivi in lingua minoritaria. Il Comitato consultivo già nella seconda Opinione aveva affermato che «le Autorità competenti dovrebbero impegnarsi a trovare una soluzione tecnica per ovviare alle difficoltà di ricezione dei programmi trasmessi in alcune aree di insediamento delle minoranze interessate come nel caso dei ladini di Belluno e degli sloveni di Udine».
Il Rapporto questa volta afferma che su questa posizione si è mostrato concorde anche il Comitato paritetico che ha auspicato la soluzione dell’annoso problema. Aggiunge inoltre che nel vigente contratto approvato dal Ministero delle comunicazioni e che scadrà il prossimo 31 dicembre, sono state previste per la prima volta trasmissioni in lingua slovena anche per la provincia di Udine. Com’è noto però nulla è cambiato.
Ma afferma il Ministero dell’Interno «le esigenze espresse dalla comunità slovena della provincia di Udine troveranno invece una più facile soluzione con l’imminente trasferimento delle trasmissioni TV sulla rete digitale terrestre».
A proposito dell’uso della lingua slovena nella pubblica amministrazione, il rapporto evidenzia che nel dicembre del 2007 è stato istituito presso la Prefettura di Trieste lo Sportello unico statale per gli sloveni che consente a tutte le amministrazioni pubbliche di gestire in forma associata un ufficio unico rivolto ai cittadini sloveni.
Aggiunge inoltre che sono state «prese opportune intese fra il ministero per gli Affari regionali e gli Enti locali per l’attivazione di un Ufficio centrale nei comuni di Gorizia e Cividale del Friuli».
Per quanto riguarda la toponomastica e la segnaletica bilingue, in applicazione della legge 38, il presidente della Regione deve emanare un decreto che ne definisca l’area di applicazione (art.10). Ciò è accaduto il 18 dicembre 2008 su proposta del Comitato paritetico ed il decreto recepisce le considerazioni del Comitato in ordine alla “facoltà di utilizzo delle varianti locali della lingua slovena” e sul rispetto delle diverse sensibilità presenti sul territorio. Con questo atto, integrato con ulteriori decreti del presidente della Regione è stata data piena attuazione alle disposizioni dell’art. 10 della legge 38, afferma il Rapporto del Ministero dell’Interno.
Il Rapporto, citando il Comitato paritetico, mette in luce la drastica riduzione delle risorse destinate alle attività culturali della minoranza slovena per il 2009, 2010 e 2011, notando però che per il 2009 la posta in bilancio è stata integrata con il milione di euro in un primo momento cancellato.
Infine c’è la questione scolastica. Il rapporto del Ministero dell’Interno scrive che le scuole materna ed elementare bilingue di San Pietro al Natisone, con l’entrata in vigore della 38, sono state riconosciute come statali, è stata completata la procedura di statalizzazione e c’è stata l’estensione all’istruzione secondaria di primo grado.
Inoltre è stata istituita la Commissione scolastica regionale per l’istruzione in lingua slovena di cui restano da definire le competenze. Il rapporto riprende anche la segnalazione del Comitato paritetico sulla mancata istituzione della sezione slovena del Conservatorio Tartini di Trieste e sull’assenza di disposizioni specifiche per le scuole con lingua d’insegnamento slovena nella riforma generale recentemente adottata dal parlamento.
Aggiunge però che in sede di dibattito parlamentare il Ministero competente ha accolto un ordine del giorno che impegna il governo a tenere in considerazione le esigenze di tali scuole.
Tra i progetti scolastici citati c’è anche il progetto Sentieri-Stazice.
Il rapporto può essere consultato sul sito del Ministero dell’Interno www.interno.it nella sezione Documenti.

(Novi Matajur, 10. 12. 2009)
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